Vi segnalo un'iniziativa, credo divertente, organizzata da WebTrek Italia (che immagino conosciate benissimo) e TuttiScrittori, un sito dedicato alla narrativa.
La sfida e' raccontare un “pianeta invisibile” (ispirandosi al bellissimo libro di Italo Calvino "Le citta' invisibili") in meno di 300 parole.
I migliori racconti che perverranno sul blog di TuttiScrittori verranno successivamente pubblicati in uno speciale Atlante dei Pianeti Invisibili.
Insomma, si tratta di "un’esplorazione attraverso la galassia della fantasia, percorrendo nebulose metaforiche e sistemi remoti nello spazio e nel tempo."
Affascinante, direbbe piu' di un nostro amico :-)
Fatevi sotto!
Kalt
domenica 25 gennaio 2009
giovedì 25 dicembre 2008
venerdì 20 giugno 2008
Countdown
La mattina era giunta, erano tutti pronti per la messa in scena."3..2...1... si comincia!"
Maeve, che indossava un costume bianco con qualche disegno geometrico azzurro che spiccava sulla sua pelle ambrata, accompagnato da una gonnellina che riprendeva la fantasia, guardò tutti i presenti, erano perfetti!
"Kalt quanto manca?"
"Una decina di minuti signora!"
"Bene" osservando poi Hunt che sembrava divertirsi per la scena che sarebbe accaduta di lì a poco "Ryo pronto?"
"Sono nato pronto!" sfoggiando uno dei suoi migliori sorrisi, appoggiò la mano sul fianco destro "il ricco commerciante in vacanza con questa camicia di lino bianco aperta e questi pantaloncini, beh se non ci cascano siamo nei guai! Anche se le attenzioni saranno tutte su di te!" squadrandola.
"Ma va al diavolo!"
"Ma dai che ti divertirai!" bofonchiò il medico.
"Clio è ora."
"Ma..."
"Mi ricordo tutte le tue raccomandazioni, ti farò tornare il prima possibile."
"Signora, cinque minuti, fra un minuto potranno vederci"
"Tutti ai propri posti!"
Pk si disattivò consegnando i due orecchini a Maeve che li indossò rapida, quindi lei ed Hunt corsero sul ponte scoperto. Quel sole riscaldava la pelle, e il profumo di mare ricordò per qualche secondo alla donna San Francisco. Il dottore si era disteso su una sorta di sdraio e la bajorumana gli si era seduta in braccio.
*30 secondi* ripeteva mentalmente *29...28..." mentre aggiravano l'isola. *12...11...10* sfiorando le labbra di Ryo *3...2...1*. Le mani di lui agivano senza alcun problema sulla schiena di lei muovendosi bramose. Di certo dovevano apparire come due turisti con altro da fare. Già il dottore era un ottimo attore, o forse no? Magari non stava recitando, sembrava così rilassato! Due minuti esatti erano passati, dalla villa dovevano averli visti di certo, ed ecco spuntare il tenente Winter urlando che qualcosa non andava, perfetto, tutto procedeva per il meglio, ora mancava solo più...
Sentì la mano di Ryo sfiorarle una coscia, in altro luogo e momento ne sarebbe stata lieta, ma stavano lavorando ora! La nave andò ad arenarsi esattamente dove programmato, Maeve si alzò di scatto borbottando in direzione di Kalt cose poco carine, il tenente Hunt fece lo stesso, mentre il boliano cercava di sparire con la promessa di riparare tutto.
Un gruppo di persone, soldati al primo sguardo, scesero dalla villa andando a raggiungerli.
"Qualche problema?"
"Deve essersi rotto qualcosa" rispose la donna con voce ingenua. Le guardie la squadrarono. Ryo tornò sulla balaustra.
"Ne avremo per circa tre ore, scusateci!"
"Ma io non resisto tre ore qui al caldo e non ho intenzione di andare là sotto con quell'omino blu!"
"Non cominciare... ora se queste brave persone ci accompagnano vorremo scusarci personalmente per l'incidente con i vostri signori!"
Quello che pareva il capitano delle guardie li squadrò "Non può entrare con la sua concubina!"
Maeve l'avrebbe preso a cazzotti se non fosse stato grosso due volte lei e se non avesse fatto saltare la copertura.
"Ehm no, no. Avete capito male, siamo in viaggio di nozze, avrete di certo sentito parlare di Robert Castell! Si è parlato del nostro matrimonio in tutto il quadrante dati gli invitati. E lei è la figlia dell'ambasciatore Dreamyne, Sibyl!"
Il gruppetto sembrava pendere dalle labbra del dottore "Oh ci scusi, prego seguiteci!" rispose l'altro aiutandoli a scendere dal catamarano. Il brusio di voci contribuiva alla scena, sembrava che tutti ora volessero ingraziarseli e che tutti li conoscessero.
Qualche minuto dopo all'interno della villa, nello "loro" stanze.
"Anche i padroni ci hanno creduto, certo offrirci questa stanza per rinfrescarci e riposarci è stato di ottimo gusto!"
"Ma smettila Ryo!"
"Robert!"
"Smettila Robert!" ripetè sarcastica mentre si toglieva gli orecchini "Canta!"
Il dottore la guardò sorpreso poi cominciò ad intonare un motivetto. Maeve attivò gli orecchini e Pk apparve subito. "Bentornata Clio e scusa per il ritardo!"
giovedì 22 maggio 2008
Convalescenza difficile
Serel sedeva in silenzio nel parco del grande ospedale federale.
Aveva cercato una panchina appartata, il più lontana possibile dalla confusione di pazienti e visitatori che affollavano il giardino della struttura a quell'ora. Lontana dal rumore. Da quello vero, ma, soprattutto, da quello dentro la sua testa.
Non sapeva cosa le stesse accadendo. I medici l'avevano dichiarata completamente rimessa dal violento trauma cranico riportato sulla Princess, e l'avrebbero dimessa di lì a poche ore. Ma qualcosa era diverso.
Non ricordava quasi nulla dell'incidente. C'era stata una discussione violenta con il comandante Guerrero, questo lo rammentava. Il tenente le aveva impedito di scendere su Rare Rainbow con l'away team, poichè Serel non era in perfette condizioni fisiche. Quanto si era infuriata! Poi c'era stato l'attacco, e i ricordi si facevano confusi: la corsa lungo i corridoi della nave, l'urto violento, lo schianto, poi il buio. Il buio e gli incubi.
Quando si era risvegliata, in una stanza dell'ospedale federale, qualcuno le aveva detto che parte di una paratia si era spezzata, colpendola in piena fronte, e che lei era stata in coma per diverse settimane, dopo. Giorni e settimane in cui tante cose erano cambiate: il tenente Guerrero ormai non c'era più, la Princess aveva sfiorato per l'ennesima volta la catastrofe, e gli altri membri dell'equipaggio si erano trovati ad affrontare prove durissime nel frattempo. Mentre lei...
Cosa era successo durante quel coma nella sua testa? Qualcosa era cambiato, Serel lo sapeva. Da quando si era risvegliata, le era diventato quasi impossibile controllare il suo potere di percepire le emozioni altrui: esse la colpivano in modo imprevisto, quando meno se l'aspettava, a volte così tante insieme da provocarle malessere. Per questo se ne stava così appartata e sfuggiva gli altri pazienti: il dolore e la paura erano le sensazioni più diffuse, in quel luogo. Ed erano così forti da provocarle come uno scroscio di cascata nel cervello, quasi insopportabile.
Serel si guardò le mani, contratte dalla tensione, sforzandosi di distenderle. Qualcosa di simile le era già accaduta, tanti anni prima. Un periodo che non avrebbe mai dimenticato, quando la lettura involontaria delle emozioni altrui, la recettività alle sensazioni che era incapace di controllare, l'aveva quasi annientata. Non voleva che succedesse di nuovo. Non doveva succedere!
Alzò gli occhi a guardare un gruppo di persone in lontananza. Le apparivano come tante macchie colorate. O meglio, come bolle. Ognuno avvolto in un proprio guscio variegato.
Ecco, quella era una completa novità. Le succedeva da vari giorni, ormai. Mancava soltanto che ora si mettesse a vedere anche le auree...
In realtà non aveva idea se si trattasse davvero di ciò che la gente identificava come auree, o se quei contorni colorati fossero soltanto delle visioni sinestetiche delle emozioni che animavano le persone, a lei percebili come tutto il resto. Comunque, il fatto era che ai suoi strani sintomi si era aggiunto anche quello. Serel sperava soltanto che fossero tutti delle conseguenze temporanee dell'incidente, e che sarebbero scomparsi col procedere della convalescenza. Si sforzava di non dar loro peso, ma in realtà ne era molto preoccupata, e ancora non aveva voluto parlarne allo psicologo dell'ospedale.
In quel momento vide una persona venire verso di lei lungo uno dei sentieri ghiaiati del parco. Era una donna; nonostante gli abiti casual, aveva un portamento quasi marziale. L' "aura" che la circondava era di un color grigio acciaio, venato di uno sgradevole rosso metallico. Si fermò davanti a Serel sfoderando un sorriso eccessivamente allegro e, prima di una qualsiasi reazione da parte dell'ufficiale scientifico, si sedette accanto a lei sulla panchina, afferrandole una mano e rivolgendole un saluto affettuoso. Poi, davanti all'espressione trasecolata di Serel, si affrettò ad abbassare la voce e a sussurrare, seria:
- Regga il gioco. Ho detto di essere una sua cara amica!
Contemporaneamente aprì il palmo e mostrò a Serel un distintivo, che subito riscomparve in una tasca nascosta dei suoi abiti. Il tenente Nyala trasalì.
- Stia tranquilla, l'area è stata controllata, qui nessuno può vederci o sentirci. Anche l'impianto di sorveglianza non ci sta inquadrando - continuò la donna.
- I servizi segreti? - mormorò Serel, ancora più stupita, decidendosi infine a parlare - Che sta succedendo?
- La vedo in forma, tenente Nyala - proseguì l'altra, ignorando la domanda - I medici hanno confermato che sta bene, e che può tornare in servizio anche subito.
Serel rimase in silenzio, preferendo non contraddirla. Si limitò a fissarla in modo eloquente. L'altra distolse lo sguardo:
- Ci farebbe comodo che lei si riunisse ai suoi colleghi quanto prima. Il personale della Princess si occuperà di una faccenda... delicata, diciamo... per il governo federale, e la sua collaborazione sarebbe oltremodo preziosa - le sue parole erano cortesi, ma il tono con cui le pronunciava imperioso.
- Credevo che l'equipaggio della Princess fosse in licenza su Galan II e la nave ancora nei cantieri, in riparazione... - obiettò Serel, perplessa.
- Caso vuole che proprio Galan II sia il fulcro della missione affidata ai suoi colleghi - sogghignò la donna - Non è curiosa di saperne di più?
In breve mise Serel al corrente della situazione e di ciò che le veniva richiesto. Alla fine del racconto tacque, aspettandosi una qualsiasi reazione da parte della sua interlocutrice, ma l'ufficiale scientifico rimase in silenzio, assorta.
- So che lei ha un'ampia preparazione nelle lingue non-terrestri, - riprese allora, un po' innervosita - e che ha già avuto contatti positivi con rappresentanti di questa specie. I nostri referenti hanno accettato di averla come mediatrice. Sarebbe davvero... sgradevole se lei rifiutasse di aiutare la Federazione a risolvere questo piccolo problema... - di nuovo, le sue parole sembravano gentili, ma esprimevano un'esplicito ordine. Serel sospirò.
- Non mi lasciate molta scelta, vero? - sussurrò in tono tagliente, fissando l'agente dei servizi segreti con uno sguardo carico di disapprovazione. Odiava venire forzata a fare qualcosa!
- D'accordo - proseguì - Mi dica quando devo raggiungere il resto dell'equipaggio.
L'altra donna sorrise, soddisfatta, ma senza alcuna cordialità:
- Mi ha fraintesa: non dovrà unirsi subito ai suoi colleghi. Saranno loro a raggiungerla. Lei dovrà entrare immediatamente in contatto con l'ambasciatore °°° e stabilirsi al loro quartier generale. Lei sarà la nostra testa di ponte, diciamo...
Aveva cercato una panchina appartata, il più lontana possibile dalla confusione di pazienti e visitatori che affollavano il giardino della struttura a quell'ora. Lontana dal rumore. Da quello vero, ma, soprattutto, da quello dentro la sua testa.
Non sapeva cosa le stesse accadendo. I medici l'avevano dichiarata completamente rimessa dal violento trauma cranico riportato sulla Princess, e l'avrebbero dimessa di lì a poche ore. Ma qualcosa era diverso.
Non ricordava quasi nulla dell'incidente. C'era stata una discussione violenta con il comandante Guerrero, questo lo rammentava. Il tenente le aveva impedito di scendere su Rare Rainbow con l'away team, poichè Serel non era in perfette condizioni fisiche. Quanto si era infuriata! Poi c'era stato l'attacco, e i ricordi si facevano confusi: la corsa lungo i corridoi della nave, l'urto violento, lo schianto, poi il buio. Il buio e gli incubi.
Quando si era risvegliata, in una stanza dell'ospedale federale, qualcuno le aveva detto che parte di una paratia si era spezzata, colpendola in piena fronte, e che lei era stata in coma per diverse settimane, dopo. Giorni e settimane in cui tante cose erano cambiate: il tenente Guerrero ormai non c'era più, la Princess aveva sfiorato per l'ennesima volta la catastrofe, e gli altri membri dell'equipaggio si erano trovati ad affrontare prove durissime nel frattempo. Mentre lei...
Cosa era successo durante quel coma nella sua testa? Qualcosa era cambiato, Serel lo sapeva. Da quando si era risvegliata, le era diventato quasi impossibile controllare il suo potere di percepire le emozioni altrui: esse la colpivano in modo imprevisto, quando meno se l'aspettava, a volte così tante insieme da provocarle malessere. Per questo se ne stava così appartata e sfuggiva gli altri pazienti: il dolore e la paura erano le sensazioni più diffuse, in quel luogo. Ed erano così forti da provocarle come uno scroscio di cascata nel cervello, quasi insopportabile.
Serel si guardò le mani, contratte dalla tensione, sforzandosi di distenderle. Qualcosa di simile le era già accaduta, tanti anni prima. Un periodo che non avrebbe mai dimenticato, quando la lettura involontaria delle emozioni altrui, la recettività alle sensazioni che era incapace di controllare, l'aveva quasi annientata. Non voleva che succedesse di nuovo. Non doveva succedere!
Alzò gli occhi a guardare un gruppo di persone in lontananza. Le apparivano come tante macchie colorate. O meglio, come bolle. Ognuno avvolto in un proprio guscio variegato.
Ecco, quella era una completa novità. Le succedeva da vari giorni, ormai. Mancava soltanto che ora si mettesse a vedere anche le auree...
In realtà non aveva idea se si trattasse davvero di ciò che la gente identificava come auree, o se quei contorni colorati fossero soltanto delle visioni sinestetiche delle emozioni che animavano le persone, a lei percebili come tutto il resto. Comunque, il fatto era che ai suoi strani sintomi si era aggiunto anche quello. Serel sperava soltanto che fossero tutti delle conseguenze temporanee dell'incidente, e che sarebbero scomparsi col procedere della convalescenza. Si sforzava di non dar loro peso, ma in realtà ne era molto preoccupata, e ancora non aveva voluto parlarne allo psicologo dell'ospedale.
In quel momento vide una persona venire verso di lei lungo uno dei sentieri ghiaiati del parco. Era una donna; nonostante gli abiti casual, aveva un portamento quasi marziale. L' "aura" che la circondava era di un color grigio acciaio, venato di uno sgradevole rosso metallico. Si fermò davanti a Serel sfoderando un sorriso eccessivamente allegro e, prima di una qualsiasi reazione da parte dell'ufficiale scientifico, si sedette accanto a lei sulla panchina, afferrandole una mano e rivolgendole un saluto affettuoso. Poi, davanti all'espressione trasecolata di Serel, si affrettò ad abbassare la voce e a sussurrare, seria:
- Regga il gioco. Ho detto di essere una sua cara amica!
Contemporaneamente aprì il palmo e mostrò a Serel un distintivo, che subito riscomparve in una tasca nascosta dei suoi abiti. Il tenente Nyala trasalì.
- Stia tranquilla, l'area è stata controllata, qui nessuno può vederci o sentirci. Anche l'impianto di sorveglianza non ci sta inquadrando - continuò la donna.
- I servizi segreti? - mormorò Serel, ancora più stupita, decidendosi infine a parlare - Che sta succedendo?
- La vedo in forma, tenente Nyala - proseguì l'altra, ignorando la domanda - I medici hanno confermato che sta bene, e che può tornare in servizio anche subito.
Serel rimase in silenzio, preferendo non contraddirla. Si limitò a fissarla in modo eloquente. L'altra distolse lo sguardo:
- Ci farebbe comodo che lei si riunisse ai suoi colleghi quanto prima. Il personale della Princess si occuperà di una faccenda... delicata, diciamo... per il governo federale, e la sua collaborazione sarebbe oltremodo preziosa - le sue parole erano cortesi, ma il tono con cui le pronunciava imperioso.
- Credevo che l'equipaggio della Princess fosse in licenza su Galan II e la nave ancora nei cantieri, in riparazione... - obiettò Serel, perplessa.
- Caso vuole che proprio Galan II sia il fulcro della missione affidata ai suoi colleghi - sogghignò la donna - Non è curiosa di saperne di più?
In breve mise Serel al corrente della situazione e di ciò che le veniva richiesto. Alla fine del racconto tacque, aspettandosi una qualsiasi reazione da parte della sua interlocutrice, ma l'ufficiale scientifico rimase in silenzio, assorta.
- So che lei ha un'ampia preparazione nelle lingue non-terrestri, - riprese allora, un po' innervosita - e che ha già avuto contatti positivi con rappresentanti di questa specie. I nostri referenti hanno accettato di averla come mediatrice. Sarebbe davvero... sgradevole se lei rifiutasse di aiutare la Federazione a risolvere questo piccolo problema... - di nuovo, le sue parole sembravano gentili, ma esprimevano un'esplicito ordine. Serel sospirò.
- Non mi lasciate molta scelta, vero? - sussurrò in tono tagliente, fissando l'agente dei servizi segreti con uno sguardo carico di disapprovazione. Odiava venire forzata a fare qualcosa!
- D'accordo - proseguì - Mi dica quando devo raggiungere il resto dell'equipaggio.
L'altra donna sorrise, soddisfatta, ma senza alcuna cordialità:
- Mi ha fraintesa: non dovrà unirsi subito ai suoi colleghi. Saranno loro a raggiungerla. Lei dovrà entrare immediatamente in contatto con l'ambasciatore °°° e stabilirsi al loro quartier generale. Lei sarà la nostra testa di ponte, diciamo...
mercoledì 30 aprile 2008
Stardust Memory
La notte era veramente stellata, e Clio stava riflettendo sul fatto che all’alba sarebbe stata disattivata momentaneamente. Non le piaceva. Lo avrebbe fatto per la missione, ma non le piaceva. Essere disconnessa significava perdersi il presente, e lei voleva viverlo il presente: completamente.
Ripensò con rimpianto al fatto che erano partiti praticamente alla chetichella senza avvertire nessuno. Nemmeno Windy ed Erika sapevano dove stavano andando. In teoria erano andati a fare una crociera di piacere.
Strinse le labbra pensando che non aveva potuto salutare Keppler, ma forse era stato meglio così: le avrebbe letto nel pensiero quello che era successo.
Sorrise tra sé ricordando la conversazione che avevano avuto a bordo della Princess.
Dopo che l’aveva portata in giro per tutta la nave a vedere i lavori e illustrandole le migliorie che intendevano apportare, compresi emettitori olografici dappertutto vista la sua presenza, erano finiti davanti al suo alloggio e lei si era trovata improvvisamente intimidita dal suo sguardo sornione:
“Vuole… ehm… vuole entrare?” gli domandò guardando di lato.
“Mi piacerebbe entrare a vedere come ti sei sistemata.” Le mormorò dolcemente.
Clio deglutì e annuì scostandosi per farlo passare.
Lui le si parò davanti e le sollevò il mento con un dito: “Ma forse è meglio che me ne vada.” Disse socchiudendo gli occhi.
Clio respirò forte ma non rispose, si limitò a fissarlo in attesa.
“Ecco… in questo momento non stai pensando a nulla, ti stai limitando a sentire… è rilassante.” Mormorò lui subito dopo.
Clio inclinò la testa: “Rilassante?”
Keppler annuì: “Sì… non sono bombardato da immagini mentali e sensazioni quando sono con te… e ora, anche se le vengo a cercare… non ci sono. C’è solo l’attesa, l’aspettativa, neanche tanto emozionata, solo incuriosita.”
“Oh… mi chiedevo infatti perché mi continui a cercare…” mormorò lei, accettando il tu.
Lui inclinò la testa con una smorfia: “Beh… non è solo per quello.”
“Ah no?”
“No… direi che è anche perché… ti hanno veramente costruita bene. E mi piace guardarti.”
“Oh?! Sembra un complimento.” Disse lei aggrottando la fronte.
Keppler ridacchiò avvicinandosi al suo viso: “Sì, lo è, Clio, lo è.”
Clio arrossì leggermente pensando a quello che era seguito, subito dopo.
Scosse la testa: decisamente era meglio se non si erano visti…non sarebbe riuscita a nascondergli nulla… sempre che lui non fosse al corrente della missione, aggiunse tra sé pensierosa: sembrava che quell’uomo sapesse tutto ogni volta che lo incontrava.
Non doveva essere facile vivere con quel dono.
Sospirò preparandosi a dare il cambio a Kalt… lei non doveva dormire, lui sì: “Avanti nostromo, è ora di passarmi il timone.” Gli disse mettendogli una mano sulla spalla.
“Mi raccomando, attieniti alla rotta. Controlla la barra e il vento. Se qualcosa non va chiamami immediatamente.”
“Sì, lo so, lo so Kalt, avanti, va a dormire su. Non preoccuparti.”
Lo spostò quasi di peso e si mise al timone, mentre Kalt andava al suo giaciglio borbottando tra sé.
Ripensò con rimpianto al fatto che erano partiti praticamente alla chetichella senza avvertire nessuno. Nemmeno Windy ed Erika sapevano dove stavano andando. In teoria erano andati a fare una crociera di piacere.
Strinse le labbra pensando che non aveva potuto salutare Keppler, ma forse era stato meglio così: le avrebbe letto nel pensiero quello che era successo.
Sorrise tra sé ricordando la conversazione che avevano avuto a bordo della Princess.
Dopo che l’aveva portata in giro per tutta la nave a vedere i lavori e illustrandole le migliorie che intendevano apportare, compresi emettitori olografici dappertutto vista la sua presenza, erano finiti davanti al suo alloggio e lei si era trovata improvvisamente intimidita dal suo sguardo sornione:
“Vuole… ehm… vuole entrare?” gli domandò guardando di lato.
“Mi piacerebbe entrare a vedere come ti sei sistemata.” Le mormorò dolcemente.
Clio deglutì e annuì scostandosi per farlo passare.
Lui le si parò davanti e le sollevò il mento con un dito: “Ma forse è meglio che me ne vada.” Disse socchiudendo gli occhi.
Clio respirò forte ma non rispose, si limitò a fissarlo in attesa.
“Ecco… in questo momento non stai pensando a nulla, ti stai limitando a sentire… è rilassante.” Mormorò lui subito dopo.
Clio inclinò la testa: “Rilassante?”
Keppler annuì: “Sì… non sono bombardato da immagini mentali e sensazioni quando sono con te… e ora, anche se le vengo a cercare… non ci sono. C’è solo l’attesa, l’aspettativa, neanche tanto emozionata, solo incuriosita.”
“Oh… mi chiedevo infatti perché mi continui a cercare…” mormorò lei, accettando il tu.
Lui inclinò la testa con una smorfia: “Beh… non è solo per quello.”
“Ah no?”
“No… direi che è anche perché… ti hanno veramente costruita bene. E mi piace guardarti.”
“Oh?! Sembra un complimento.” Disse lei aggrottando la fronte.
Keppler ridacchiò avvicinandosi al suo viso: “Sì, lo è, Clio, lo è.”
Clio arrossì leggermente pensando a quello che era seguito, subito dopo.
Scosse la testa: decisamente era meglio se non si erano visti…non sarebbe riuscita a nascondergli nulla… sempre che lui non fosse al corrente della missione, aggiunse tra sé pensierosa: sembrava che quell’uomo sapesse tutto ogni volta che lo incontrava.
Non doveva essere facile vivere con quel dono.
Sospirò preparandosi a dare il cambio a Kalt… lei non doveva dormire, lui sì: “Avanti nostromo, è ora di passarmi il timone.” Gli disse mettendogli una mano sulla spalla.
“Mi raccomando, attieniti alla rotta. Controlla la barra e il vento. Se qualcosa non va chiamami immediatamente.”
“Sì, lo so, lo so Kalt, avanti, va a dormire su. Non preoccuparti.”
Lo spostò quasi di peso e si mise al timone, mentre Kalt andava al suo giaciglio borbottando tra sé.
lunedì 28 aprile 2008
E' una notte come solo i tropici sanno regalare
In un mare di cristallo si specchiano le tre lune ed il loro riflesso contamina il blu elettrico della volta stellata con una intensa sfumatura color del vino.
Il catamarano è alla fonda, sottovento ad un'isola dal profilo elevato, un vulcano spento da tempo, ora ricoperto da una folta vegetazione viola.
Intensa, la polvere delle stelle, ricorda ai nostri eroi che: -... Signori: è ora di pensare al lavoro! Non siamo in crociera per rilassarci!
- Ma comandante...
- Oh, Maeve, perfavore, la sera è appena iniziata!
- Ecco, stavo appena iniziando a gustarmi questo drink.
Non c'e' verso di commuovere l'irreprensibile comandante Fletcher: sotto un elegante tendalino bianco steso sulla coperta del catamarano ed illuminato da vere candele sospese in globi luminosi, il tavolo della dinette viene rapidamente sgombrato dai resti della cena, scompaiono i calici e le brocche con i cocktail alla frutta, il livello sonoro della musica ritmica è bruscamente abbassato e un diagramma tattico dell'isola, del complesso residenziale e degli obiettivi della missione viene proiettato sugli schermi integrati del ripiano.
- Come vi dicevo, la nostra missione è quella di recuperare un ostaggio prezioso: si tratta della figlia di un diplomatico. L'Ammiragliato non ha ritenuto di doverci rivelare oltre, ma in gioco è l'ingresso di un nuovo pianeta nella Federazione. E vista la situazione politica attuale, comprenderete bene l'importanza e la delicatezza della questione...Si Kalt?
- Ecco, mi domandavo... ma com'è possibile che qualcuno sia tenuto nascosto contro la propria volontà su questo pianeta nel cuore del quadrante Alfa.
- In effetti la dinamica del rapimento non è chiara...
- Oh, adesso salta fuori che è una fuga d'amore.
- Questo non ci riguarda dottore! Il nostro incarico è di riportare alla base la ragazza. Viva e possibilmente integra.
- Integra?
- Illibata Clio, illibata.
- Non capisco.
- Sembra che per alcune popolazioni della galassia, l'integrità sessuale sia ancora un valore sociale legato al cerimoniale dei matrimoni e delle alleanze politiche a questi collegati. Adesso concentriamoci sulle prossime mosse. La nostra copertura è questa: siamo un gruppo di spensierati turisti in crociera e purtroppo uno dei repulsori del nostro catamarano si è depolarizzato e necessita di manutenzione. Non abbiamo bisogno di ricambi, ma la riparazione prenderà circa ... uhm, vediamo... tre ore. Kalt resterà a bordo pronto a partire. Io e Hunt sbarcheremo per un bagno sulla spiaggia e ci recheremo alla villa-fortezza per i saluto di rito ai padroni di casa. E qui Clio gioca un ruolo essenziale: io indosserò i suoi emettitori olografici... aspetta Clio, non interrompermi: solo per poterla introdurre di nascosto nella costruzione. Dopo di che...
Un vento fresco ha corrugato la superficie del mare e una velatura di nuvole alte ha coperto le lune e le stelle.
La notte magica si è trasformata in una buia notte e gli spensierati navigatori sono ora degli incursori professionisti.
- Maeve, dimmi: quale costume pensi di indossare domani in spiaggia?
Il catamarano è alla fonda, sottovento ad un'isola dal profilo elevato, un vulcano spento da tempo, ora ricoperto da una folta vegetazione viola.
Intensa, la polvere delle stelle, ricorda ai nostri eroi che: -... Signori: è ora di pensare al lavoro! Non siamo in crociera per rilassarci!
- Ma comandante...
- Oh, Maeve, perfavore, la sera è appena iniziata!
- Ecco, stavo appena iniziando a gustarmi questo drink.
Non c'e' verso di commuovere l'irreprensibile comandante Fletcher: sotto un elegante tendalino bianco steso sulla coperta del catamarano ed illuminato da vere candele sospese in globi luminosi, il tavolo della dinette viene rapidamente sgombrato dai resti della cena, scompaiono i calici e le brocche con i cocktail alla frutta, il livello sonoro della musica ritmica è bruscamente abbassato e un diagramma tattico dell'isola, del complesso residenziale e degli obiettivi della missione viene proiettato sugli schermi integrati del ripiano.
- Come vi dicevo, la nostra missione è quella di recuperare un ostaggio prezioso: si tratta della figlia di un diplomatico. L'Ammiragliato non ha ritenuto di doverci rivelare oltre, ma in gioco è l'ingresso di un nuovo pianeta nella Federazione. E vista la situazione politica attuale, comprenderete bene l'importanza e la delicatezza della questione...Si Kalt?
- Ecco, mi domandavo... ma com'è possibile che qualcuno sia tenuto nascosto contro la propria volontà su questo pianeta nel cuore del quadrante Alfa.
- In effetti la dinamica del rapimento non è chiara...
- Oh, adesso salta fuori che è una fuga d'amore.
- Questo non ci riguarda dottore! Il nostro incarico è di riportare alla base la ragazza. Viva e possibilmente integra.
- Integra?
- Illibata Clio, illibata.
- Non capisco.
- Sembra che per alcune popolazioni della galassia, l'integrità sessuale sia ancora un valore sociale legato al cerimoniale dei matrimoni e delle alleanze politiche a questi collegati. Adesso concentriamoci sulle prossime mosse. La nostra copertura è questa: siamo un gruppo di spensierati turisti in crociera e purtroppo uno dei repulsori del nostro catamarano si è depolarizzato e necessita di manutenzione. Non abbiamo bisogno di ricambi, ma la riparazione prenderà circa ... uhm, vediamo... tre ore. Kalt resterà a bordo pronto a partire. Io e Hunt sbarcheremo per un bagno sulla spiaggia e ci recheremo alla villa-fortezza per i saluto di rito ai padroni di casa. E qui Clio gioca un ruolo essenziale: io indosserò i suoi emettitori olografici... aspetta Clio, non interrompermi: solo per poterla introdurre di nascosto nella costruzione. Dopo di che...
Un vento fresco ha corrugato la superficie del mare e una velatura di nuvole alte ha coperto le lune e le stelle.
La notte magica si è trasformata in una buia notte e gli spensierati navigatori sono ora degli incursori professionisti.
- Maeve, dimmi: quale costume pensi di indossare domani in spiaggia?
mercoledì 23 aprile 2008
Un minuto: aspetto solo un'altro minuto poi faccio irruzione nel bagno delle signore!
Ecco cosa stava passando nella mente del tenente Kalt Winter rimasto da solo al tavolo.
Ma cosa diavolo stava facendo Maeve? Ogni volta che i servizi segreti della Flotta Stellare coinvolgevano l'equipaggio della Princess non ne era uscito mai nulla di buono.
Un sudore gelido iniziò a scivolare lungo la schiena del boliano che pure non osava alzare lo sguardo dal bicchiere di birra romulana dinanzi a lui.
Poco distante, Pk e il dottor Hunt continuavano indisturbati la farsa della turista svampita e del playboy di professione, nell'indifferenza totale dei pochi avventori ancora sobri in quello squallido locale.
Niente, proprio non ci riusciva a restare seduto un minuto di più: Kalt si alzò rovesciando la sedia e si diresse verso la toilette con passo di carica...
... giusto in tempo per travolgere Maeve che ne usciva con la stessa foga e con un'espressione disgustata sul volto.
- Fuori, vi voglio tutti fuori: dobbiamo parlare!
Sbraitò Maeve Fletcher nel suo miglior tono militare, dopo essersi districata dall'impatto con Kalt.
- Ma comandante... e la copertura?
- Al diavolo la copertura!
Poco dopo i quattro ufficiali della Princess stavano caminando lungo la strada costiera verso un pontile di legno al quale era ormeggiato un vecchio catamarano a repulsione.
- Rapire una principessa ? Ma è illegale! E pericoloso!
- Ma è romantico!
- Ma è carina almeno questa principessa?
Ma cosa diavolo stava facendo Maeve? Ogni volta che i servizi segreti della Flotta Stellare coinvolgevano l'equipaggio della Princess non ne era uscito mai nulla di buono.
Un sudore gelido iniziò a scivolare lungo la schiena del boliano che pure non osava alzare lo sguardo dal bicchiere di birra romulana dinanzi a lui.
Poco distante, Pk e il dottor Hunt continuavano indisturbati la farsa della turista svampita e del playboy di professione, nell'indifferenza totale dei pochi avventori ancora sobri in quello squallido locale.
Niente, proprio non ci riusciva a restare seduto un minuto di più: Kalt si alzò rovesciando la sedia e si diresse verso la toilette con passo di carica...
... giusto in tempo per travolgere Maeve che ne usciva con la stessa foga e con un'espressione disgustata sul volto.
- Fuori, vi voglio tutti fuori: dobbiamo parlare!
Sbraitò Maeve Fletcher nel suo miglior tono militare, dopo essersi districata dall'impatto con Kalt.
- Ma comandante... e la copertura?
- Al diavolo la copertura!
Poco dopo i quattro ufficiali della Princess stavano caminando lungo la strada costiera verso un pontile di legno al quale era ormeggiato un vecchio catamarano a repulsione.
- Rapire una principessa ? Ma è illegale! E pericoloso!
- Ma è romantico!
- Ma è carina almeno questa principessa?
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