sabato 11 luglio 2009

Incontri

> "Un thè di jumja per cortesia!". Nemmeno a dirlo quegli occhi verdi e quel sorriso erano
> di nuovo lì proprio davanti a lei.

Ryo non poté fare a meno di fissarla. Del resto era un bel bocconcino, e lui rimaneva pur sempre un playboy. E poi quella smorfia che aveva fatto quando l'aveva guardata la prima volta, lo faceva ben sperare. Probabilmente era stata colpita dal suo inesauribile fascino. Non lo abbandonava mai, neppure in disgrazia. Carico di queste convinzioni, domandò:
"Ciao... scusa, ma... ci conosciamo?".
"Non personalmente".
"Poco male, a questo si può facilmente rimediare".
Maeve osservò divertita il sorriso spavaldo del ragazzo al di là del bancone. Era evidentemente uno che aveva sempre avuto vita facile con l'altro sesso, ma di certo non era uno studente di medicina. Di conseguenza non poteva essere quel... quel... oddio, come si chiamava?
"Mi chiamo Maeve Fletcher. E devo chiederle scusa, non so perchè ma mi ero convinta che fosse lei quel ragazzo che... insomma... non vorrei passare per una pettegola, ma ha sentito la storia del commodoro Troisi, no?".
Ryo alzò gli occhi al cielo. Probabilmente ne era già a conoscenza l'intero quadrante.
"Qualcosa, sì".
Maeve continuò a briglia sciolta. Non era da lei aprirsi tanto con un perfetto sconosciuto, ma quel ragazzo aveva qualcosa che le ispirava fiducia.
"Sembra che fosse un cadetto all'ultimo anno di medicina. Chissà che fine gli avrà fatto fare il commodoro, dicono che sia un tipo piuttosto vendicativo...".
"Già, così dicono... sarà stato sicuramente spedito a calci a prestare servizio in qualche buco... chissà dove".
"Mi fa pena. Starà chiedendosi se è valsa la pena di giocarsi la carriera per una squallida avventura sessuale".
Se ne era valsa la pena? Per quella sventola spaziale di Monica Cooper? Certo che sì! Anche se la parte razionale di Ryo ancora si ostinava a rifiutarsi di ammetterlo."Eh, ma sai com'è... c'e n'è un bel pò di gente squallida in giro...".
"Questo è vero. Lei invece sembra essere proprio un bravo ragazzo. E' molto che lavora come barista?".
Liry aveva sentito tutto, e stava facendo uno sforzo di volontà pazzesco per riuscire a non ridere.
Nonostante questo, Ryo riuscì a cogliere il lampo di divertimento nello sguardo della giovane deltana e alzò di proposito la voce, per farsi sentire.
"Eh, è una vita ormai. E' dura ma non mi lamento. Non sarà il migliore dei mestieri possibili ma non ho i doveri e le responsabilità di voi futuri ufficiali, conosco un sacco di gente interessante, giro per la galassia e, una volta finito il mio turno, sono davvero libero come l'aria".
Maeve gli sorrise dolcemente. "Lei è il primo ragazzo che conosco a non avere voglia di scalare le gerarchie. Di diventare qualcuno ad ogni costo. Ha un che di poetico".
Certo, pensò Ryo. Con una carriera ormai rovinata in partenza, tanto valeva darsi alla poesia. Forse era davvero l'unica strada che gli rimaneva.
"Sono felice che la pensi così. Odio questa voglia di volere eccellere a tutti i costi tipica del nostro tempo".
"Beh, purtroppo temo di far parte anch'io della categoria di quelli che vogliono eccellere nel proprio campo. Ma questo non vuol dire che non apprezzi chi ha deciso di vivere la vita diversamente".
Ancora un sorriso. Ryo pensò che poteva bastare, che il più era ormai fatto.
"Allora posso sperare di averti a cena una di queste sere, quando saremo entrambi liberi dai nostri obblighi?".
Maeve sorrise, e quell'ennesimo sorriso per Ryo significava vittoria. "Perchè no".
Anche Liry sorrise. Il ragazzo ci sapeva fare. Era a bordo da poco più di una settimana, e quella giovane cadetta non era certo la prima ragazza a cadere nella sua rete.
Ma d'improvviso, come un fulmine a ciel sereno, l'imprevisto.
"Ryo Hunt!", esclamò la ragazza.
Liry si girò di scatto. "Lo conosci?".
"Eh? No, no. E' solo il nome di quello squallido ragazzo della storia del commodoro, non riuscivo a ricordarlo".
Lo squallido ragazzo di nome Ryo Hunt incassò il colpo e iniziò a studiare le possibili contromisure a quella tegola appena cadutagli tra capo e collo. Era evidente che la ragazza nutrisse una certa simpatia per il barista, ma una spiccata antipatia verso il medico. Che poteva fare? Darle un nome falso? E quando l'avesse scoperto?
"Non esagerare. In fondo nessuno conosce davvero tutta la storia".
"E cosa c'è da sapere? E' un bastardo che si è portato a letto la moglie di un altro uomo".
Un altro colpo. Incassa Ryo, incassa.
"E non di un uomo qualsiasi, la moglie del suo mentore. Dicono che il commodoro Troisi fosse come un secondo padre per lui. Eppure non ci ha pensato due volte a tradirlo per soddisfare i suoi più bassi istinti. La cosa ha un che di animalesco, non trovate?".
Liry annuì, allo stremo del divertimento. "Sì, infatti. Per me il ragazzo non riesce a controllarsi".
Maeve continuò, spietata come solo le donne sanno essere. "Per i ragazzi dell'accademia è una specie di supereroe, un modello da imitare, un maestro da raggiungere. Ma per me non è altro che uno squallido arrivista senza morale, che non conosce la lealtà, che non rispetta niente e nessuno".
Ryo non ce la faceva più. "Se posso dire una cosa..."
"Certo".
"Non era la moglie del commodoro! Era una ragazza qualsiasi, stavano insieme soltanto da pochi mesi, e poi... è stata lei ad andare da Hunt!". Bene, Ryo. Parla di te in terza persona.
"Questo non lo giustifica".
"Certo che no, dannazione!".
Ryo uscì dal bancone e con molta fretta si infilò una giacca scura sugli abiti civili. Maeve assistè a tutta la scena piuttosto sconcertata, e non trovò niente di meglio da domandargli che della cena che avevano in programma.
"Senti, lasciamo perdere. E' meglio".
Maeve sorrise ancora. Non riusciva a capire cosa avesse improvvisamente guastato la loro conversazione. "Posso avere almeno il mio tè di jumja?".
"Chiedi a Liry. Oppure sentiti libera di servirti ad un replicatore qualsiasi. Il mio turno è finito dieci minuti fa".
Ryo ormai era vicinissimo alle porte del turbo ascensore.
"Ma... si può sapere dov'è che scappa, tanto di fretta?".
"Se proprio vuoi saperlo, ho un appuntamento con una ragazza in sala ologrammi. Come vedi c'è anche chi riesce ad apprezzare un ragazzo famoso in tutto il quadrante per il suo squallore. Arrivederci, e tanti auguri per la carriera".
E, detto questo, varcò le porte e scomparve dalla vista degli astanti.
"Ecco il tuo tè, Maeve".
Il suono morbido della voce deltana spinse la bajor/umana a rivolgersi nuovamente al bancone, allibita. La consolò trovarsi di fronte la tazza con la sua bevanda preferita e, dietro di lei, la sorridente Liry.
"Ma che gli è preso?", le domandò, non riuscendo a capacitarsi del comportamento di quello strano ragazzo che non le aveva neanche detto il suo nome.
Liry non ce la fece più a trattenersi, e scoppiò a ridere. "Ragazza mia, davvero non l'hai ancora capito? E' lui Ryo Hunt".

Due giorni dopo, base stellare 876.

Dove diavolo era finita Liry? Si era offerta di fargli da guida turistica per la sua prima franchigia su una base stellare ferengi, eppure si erano persi di vista tra la moltitudine di gente di tutte le razze che affollava la passeggiata. Ryo sbuffò, non si sentiva a suo agio in quella calca.
Decise di riparare in uno dei tanti locali, per bere qualcosa.
Si accorse solo troppo tardi che era in programma uno spettacolo sensuale interpretato da bellissime schiave di orione, ma la cosa non gli dispiacque affatto. Ryo le vedeva adesso per la prima volta, e fu costretto ad ammettere che erano davvero affascinanti e seducenti come si raccontava.
"Sono fantastiche, non è vero?".
Il ragazzo accolse con una punta di fastidio l'intrusione di quel ferengi che si era materializzato al suo fianco, interrompendo bruscamente i suoi pensieri e le sue fantasie. Ma decise di essere gentile, dopotutto i ferengi gli ispiravano simpatia. "Sono una favola".
"Se vuoi, puoi averne una per pochi crediti".
"Proposta allettante, amico. Ma purtroppo non riuscirei a godermela, tra poco devo imbarcarmi di nuovo, e a me non piace fare le cose a metà".
"Imbarcarti? Sei su un mercantile o cosa?".
"Una nave della Flotta, la USS Princess".
"La Flotta Stellare! Fantastico! Sei fortunato, abbiamo delle offerte speciali per gli ufficiali".
"Caschi male, sono solo un cadetto. Anzi, sono solo un barista".
L'elastica mente da commerciante del ferengi fece rapidamente due calcoli, e decise che quello sprovveduto ragazzo era il pollo ideale a cui appioppare quel fastidioso prototipo, ora che non serviva più a nulla. Quel Rem era un dannato idiota, aveva sprecato un sacco di tempo e denaro nelle sue ricerche e, ora che il loro progetto stava progredendo, non era nemmeno riuscito a piazzare quel dannato prototipo. Ora finalmente gli si presentava l'occasione di venderlo come gadget sessuale a quel ragazzo col debole per le belle donne, e rientrare almeno in parte delle spese causate dall'investimento iniziale. Rem non sarebbe stato d'accordo, non sarebbe stato contento, ma alla fine sarebbe stato costretto a cedere. Se voleva essere suo socio avrebbe dovuto imparare anche lui a sottostare alle leggi del mercato, del resto gli affari sono affari, ed è da stupidi affezionarsi alla mercanzia. "Ho proprio quello che fa per te, seguimi amico".

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Tutti sulla base, olè

kalt ha detto...

Veramente divertente: ci sarebbe di che farne un film!!!


G.

Anonimo ha detto...

E' quando siamo ispirati Gianc, non ci ferma nessuno :)

Clio Pk ha detto...

WoW torno e già riuscite a piazzare Pk:)
Complimenti:D
Sara
p.s. ragazzi che belle vacanze, peccato tornare, sigh.