San Francisco, Terra.
Accademia della Flotta Stellare, Alloggi dei cadetti
Quando il trillo del comunicatore svegliò il cadetto Ryo Hunt sotto di lui c'era un letto sconosciuto ed intorno penombra e un vago ma familiare senso di profumo. Per un attimo fece fatica ad associare il profumo alla ragazza che giaceva al suo fianco e la ragazza al posto in cui si trovava. Recuperò la memoria con lo stesso senso di fastidio con cui mise fine al suono emesso dall'apparecchio elettronico sul comodino.
"Qui Hunt".
Dall'altra parte una voce di donna. "Ryo sono Monica. Sei sveglio?".
"Sì". La sua voce impastata smentiva il senso di quel monosillabo. "Che c'è?".
"Ho assolutamente bisogno di dirti una cosa".
Ryo si alzò facendo attenzione a non disturbare la giovane donna che ancora dormiva al suo fianco, attraversò tutto l'alloggio e sedette davanti al monitor del computer. Lo accese e subito apparve il viso di una ragazza in lacrime. Aveva gli occhi azzurri come il cielo, incorniciati da un caschetto di capelli bruni.
Ryo la guardò con occhi ancora assonnati. Provava, senza motivo, un leggero senso di disagio. Oppure il motivo c'era, e stava per scoprirlo. "Dimmi, Monica".
"Glie l'ho detto, Ryo. Gli ho detto tutto".
Quelle parole fecero scattare in lui un campanello d'allarme. Sperò per un istante che quelle parole fossero nient'altro che un espediente, una disperata ricerca di una reazione che fosse frutto della stessa emozione. Non poteva credere che quella ragazza fosse così incosciente.
"Hai detto che cosa a chi?".
"Di noi. A Massimo".
In quel momento Ryo vide una lacrima solcare il viso della donna e qualcosa che le si muoveva dietro e che ne accentuava il tremore. Lei continuò.
"Non hai nulla da dire?".
Il silenzio che ebbe come risposta fu un poco più lungo e molto più esplicito. "L'unica cosa che posso dire è che hai fatto una grossa stupidaggine, davvero".
"Non ce la facevo più ad andare avanti così. Io ti amo, Ryo. E anche tu hai detto che mi amavi...".
"In certi momenti si dicono tante cose. Alcune appartengono alla realtà, altre alla finzione. Mi dispiace che tu non abbia capito quali appartenevano all'una e quali all'altra".
"Ryo, io...".
Monica si interruppe per rifugiarsi nel silenzio e nel pianto. Subito dopo sullo schermo subentrò la figura di un uomo. Indossava la divisa della Flotta Stellare, e Ryo non ebbe bisogno di controllare i gradi che esibiva sul colletto per sapere di chi si trattava.
"Ryo! Bella giornata, vero?".
"Sai benissimo che non lo sarà".
"Lo spero per te. E spero che tu sappia provare ancora un briciolo di vergogna per trovare pessima questa e altre giornate che verranno. Per molto tempo".
L'uomo si concesse una pausa per stirarsi la divisa con un gesto delle mani.
"Ho voluto questa piccola ed ignobile conversazione solo perchè Monica si rendesse conto di che razza di uomo sei e per chi ha buttato alle ortiche la sua carriera".
"Non credo serva a molto dirti che mi dispiace".
"Temo proprio di no".
"Allora non penso ci sia altro da dire".
"No, al contrario. Ci sarebbe molto da dire. Ma non sono sicuro che valga la pena di investire altro tempo ed altre parole in un discorso con uno come te".
Ryo chiuse gli occhi, e nonostante ciò continuò a vedere stagliarsi nitida davanti a sè la figura dell'uomo con cui stava parlando. Massimo Troisi, pluridecorato commodoro della Flotta Stellare in odore di promozione e, si vociferava, con un passato da protagonista nella Sezione 31. Bello, alto e forte nonostante i suoi cinquantasei anni.
"La cosa finisce qui solo per un motivo. Una volta mi hai salvato la vita. Ora io ti restituisco il favore. Siamo pari". Altra pausa. "Non ti auguro del male. Qualunque cosa ti augurassi sarebbe ben poca cosa rispetto a quello che riuscirai a farti da solo. Commodoro Troisi, chiudo".
Lo schermo si spense ed il giovane Ryo sembrò accorgersi soltanto in quel momento che una parte della sua vita era finita.
Aveva conosciuto il commodoro Troisi poco più di quattro anni prima quando, neolaureato, esercitava la professione medica in un piccolo studio dall'altra parte del continente, a New York. Il commodoro era rimasto coinvolto suo malgrado in una rissa che ebbe come scenario uno dei tanti bar che Ryo era solito frequentare. I bene informati sostenevano che il commodoro fosse in missione alla ricerca di prove che inchiodassero ufficiali della flotta sospettati di passare informazioni ai maquis, e che la sua copertura fosse saltata. Qualunque fosse la verità, il commodoro si era ritrovato con una gamba rotta e l'arteria femorale recisa. Ryo, insieme ad altri uomini, intervenne per sedare la rissa e, pur non avendo strumenti con se, prese la decisione di operare per fermare l'emorragia. I medici della Flotta Stellare che ebbero in cura il commodoro dissero che senza quell'intervento tempestivo avrebbe potuto non farcela.
E così, una settimana dopo, Ryo era stato convocato nel suo ufficio a San Francisco.
Al suo ingresso il commodoro aveva sollevato lo sguardo dal d-padd su cui stava lavorando e gli aveva parlato come se si conoscessero da sempre.
"Sei stato in gamba, ragazzo".
Ryo aveva vinto a fatica l'imbarazzo che provava ogni volta di fronte ai complimenti, a parte quelli che si faceva da solo.
"Ci provo. A volte ci riesco".
"Bene. E' quello che ho sempre fatto anch'io. La flotta stellare ha bisogno di uomini in gamba come te. Cosa ne diresti di prestare servizio a bordo di una delle nostre navi stellari?".
Nonostante avesse conseguito durante gli studi il brevetto di pilota di primo grado, Ryo non aveva mai seriamente preso in considerazione la possibilità di unirsi alla Flotta. Eppure, ora che gli si presentava la possibilità di dare una tale svolta alla sua vita, senza riflettere troppo Ryo aveva accettato, e si era ritrovato a frequentare l'accademia.
Tutto era andato bene per tre anni, finché nella vita del suo mentore non era entrata dalla porta principale la giovane, bellissima ed impulsiva Monica Cooper. Quando gli occhi di quella ragazza si erano posati su di lui per la prima volta, Ryo aveva sentito subito odore di guai.
Sei mesi dopo, Monica si era presentata a sorpresa nel suo alloggio...
Ryo cacciò via i ricordi con un sospiro. Qualunque cosa avessero rappresentato per lui Massimo Troisi e la sua sprovveduta compagna, adesso appartenevano al passato.
Intanto la legittima proprietaria dell'alloggio in cui si trovava adesso rotolò tra le lenzuola cercando, istintivamente, di abbracciare il corpo maschile che era sicura di trovare al suo fianco. Non trovandolo si svegliò, massaggiandosi con delicatezza gli occhi ancora appannati dal sonno.
Ryo aveva lentamente indossato i suoi abiti civili, e adesso stava raccogliendo l'uniforme e parte della sua roba in una piccola valigia, quando si accorse che la donna si era alzata ed era ormai alle sue spalle.
"Mmh... ma che ore sono?"
"Torna a dormire se vuoi, Monica. Sono appena le sei del mattino", sorrise.
"Come mi hai chiamata?".
Lo sguardo di Ryo divenne smarrito, sotto quello indagatore della donna. "Ehm... Miriam?"
"Miriam?! Monica?! Sveglia, caro! Io sono Liz, Elizabeth. Ricordi?"
"Ah... Elizabeth! Ma certo!", affermò meccanicamente, esibendo fin troppo entusiasmo.
Quella si ridistese con un sospiro rassegnato, appoggiando la testa sul cuscino in modo da poter comunque guardare il ragazzo davanti a lei, indaffarato a chiudere la sua piccola valigia.
"Lo sai che sei davvero un tipo strano? Un bel tipo, certo. Ma strano". Attese. Come
prevedeva non ebbe nessuna risposta, quindi proseguì. "Sapevo che avevi soltanto voglia di portarmi a letto, ti si leggeva in faccia ieri sera. Hai intenzione di non parlarmi più?". Ancora
nessuna risposta. "Fa niente... tanto neanch'io ricordo più come ti chiami, ormai. Ricky?"
"No. Ryo".
"E cosa fai già in piedi alle sei, Ryo?".
"Oggi inizia il mio anno di specializzazione. Ho chiesto ed ottenuto, grazie al commodoro Troisi, di effettuarlo a bordo di una nave stellare con il grado di guardiamarina. Dovrei essere l'ufficiale medico in seconda. Nel primo pomeriggio c'è l'imbarco, e ancora non conosco il nome della nave su cui dovrò prestare servizio. Dovrò recarmi all'ufficio assegnazioni della Flotta per scoprirlo".
La ragazza rispose con un ennesimo sospiro. Ryo nel frattempo si era avvicinato alla porta che dava all'esterno, aprendola.
"Torna pure a dormire Liz, mi farò vivo molto presto".
"Non lo farai...". Concluse quella voltandosi in modo da dargli le spalle, dando l'impressione di voler semplicemente tornare a dormire.
Hunt strinse le labbra e chiuse la porta dietro di sé.
Lo aspettavano strani, nuovi mondi, frontiere sconosciute e straordinarie avventure.
Il futuro stava per cominciare.
giovedì 11 giugno 2009
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2 commenti:
Scusate il ritardo, sono stati giorni poco piacevoli ed abbastanza frenetici.
La buona notizia è che ho ritrovato account e pw del dottor Hunt. Rimangono dispersi quelli dell'account con cui creai il blog, quindi non chiedetemi di fare modifiche :D
A voi.
Ciauz.
Ooops dal commento ricevuto via email non avevo capito che ad aspettarci sul blog c'era una bella sorpresa.
Decisamente un ottimo inizio: ebbravo il dottor Hunt, amaro Casanova, e soprattutto bravo Mirko!
Adesso mi metto a pensare a qualcosa per il reboot di Kalt, ma nel frattempo consiglio a tutti la lettura del pezzo di Mirko e poi sotto a chi tocca!
Giancarlo
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