"C'era un gran rumore negli universi. Generazioni di stelle nascevano e morivano sotto lo sguardo di telescopi assuefatti, fortune elettromagnetiche venivano dissipate in un attimo, sorgevano imperi d'elio e svanivano civilta' molecolari, gang di gas sovreccitati seminavano il panico, le galassie fuggivano rombando dal loro luogo d'origine, i buchi neri tracannavano energia e da bolle frattali nascevano universi dissidenti, ognuno con una legislazione fisica autonoma." (Stefano Benni, Elianto)
I sistemi del supporto vitale smisero di funzionare quasi contemporaneamente.
Schermi e campi di integrita' strutturale si disattivarono.
Il computer centrale esegui' un brutale shut-down senza riuscire a completare le procedure di recovery dei dati.
Infine, con l'esaurirsi dell'ultima batteria ausiliaria, l'astronave divenne un sofisticato ed inutile hardware alla deriva: relitto che roteava in un immenso oceano vuoto.
Niente gravita', luce, calore e atmosfera respirabile: le persone a bordo trattennero il respiro per un inconsapevole riflesso e si scambiarono sguardi terrorizzati.
Qualcuno chiuse la visiera ed accese le luci del casco spaziale, altri, piu' semplicemente, si misero a piangere. Il medico di bordo, su autorizzazione del capitano, inizio' a distribuire una compressa di "tranquillante" color rosso carminio...
Una settimana prima - Comando della Flotta Stellare
Un mattino scintillante di gennaio.
L'aria della citta' che si affacciava sulla baia di San Francisco era gelida, ma almeno il vento di terra aveva spazzato il cielo e con lo sguardo si poteva vedere l'oceano livido oltre i rossi pilastri "del ponte".
Un anziano capitano della Flotta stellare si stava recando al Quartier Generale per ricevere gli ordini di missione. - Personalmente e im-me-dia-ta-men-te! - cosi' aveva scandito l'ammiraglio nel messaggio video.
In se, tale procedura, consueta per le unita' operative, era invece abbastanza anomala, almeno per un obsoleto vascello per le rÏcerche astronomiche come la Uss Fortuna e questo aumentava la curiosita' dell'ufficiale.
- ... e vi recherete fino all'unico pianeta del sistema per sganciare le boe con i sensori, il radiofaro ed un modulo orbitale di controllo. Sbarcherete i vostri passeggeri e rientrerete alla base stellare 103.
E "soprattutto", capitano Winter, nessuna domanda. Dopotutto la deviazione di rotta non vi costera' piu' di due giorni sul piano di navigazione previsto...-
Uss Fortuna, vascello esplorativo declassato a nave scuola e piattaforma per ricerche astrofisiche - dalle parti della nebulosa del Granchio
Una nave e' come un piccolo paese, tutti si conoscono e i segreti non hanno vita lunga.
Cosi' la presenza dell'equipe "scientifica" che la Uss Fortuna stava trasportando verso una destinazione "non meglio specificata" aveva innalzato il livello delle "voci di corridoio".
I nuovi arrivati pero' non avevano fraternizzato con l'equipaggio, con i cadetti e con i ricercatori di bordo, limitandosi a lavorare nella stiva di carico per mettere a punto gli strumenti della spedizione, mangiando i pasti in un orario riservato in sala mensa e passando il restante tempo libero chiusi nei rispettivi alloggi.
Solo la terza sera di viaggio il capitano Winter aveva potuto scambiare due parole in tono "informale" con la persona responsabile della spedizione.
La donna se ne stava in silenzio, a braccia conserte, ad osservare oltre la vetrata panoramica della sala di osservazione.
- Capitano, resti pure!
- Non vorrei disturbarla, anch'io vengo ogni tanto qui quando voglio riflettere da solo.
- Gia', e' molto ... tranquillo...
Poco dopo, interrompendo l'imbarazzante silenzio che aveva seguito il primo scambio di parole: - Dottoressa Norton, c'e' qualcosa che posso fare per lei o per il suo team?
- No, e' sufficiente che limiti la curiosita' dell'equipaggio per altre dodici ore.
- D'accordo, sollecitero' un maggiore rispetto per la vostra "privacy". - replico' in tono piccato il capitano Winter.
- Non volevo essere scortese capitano, ma e' meglio per tutti, mi creda: domani arriveremo a destinazione, posizioneremo in orbita il materiale e le installazioni e potrete riprendere la vostra regolare missione.
- Le vorrei chiedere una sola cosa. Uno dei suoi ha acceduto al software che gestisce i diari di bordo della nave.
L'espressione della donna non tradi' alcuna emozione: - Mmmmh di solito e' una procedura che non viene rilevata. Ma le assicuro che non si tratta di sabotaggio; semplicemente verra' cancellata qualsiasi traccia di questi ultimi tre giorni di viaggio. E' lo standard...
- E per quanto riguarda i ricordi personali, come farete?
La risata della donna risulto' piu' inquietante che divertita: - Vi verra' fornita una piccola pillola azzurra...
Un sistema senza nome, sigla del catalogo stellare NGC 0315A -
La Uss Fortuna era entrata in orbita standard attorno all'unico pianeta di un remoto sistema ternario.
Il mondo sottostante era un gigante gassoso che rifletteva di luce azzurra sulla banda dei principali elementi che ne componevano l'atmosfera; probabilmente si trattava di un vagabondo dello spazio catturato dalla gravita' della stella principale e che, per una rarissima combinazione, si era stabilizzato nell'unico punto lagrangiano del sistema.
L'immagine di enormi tempeste secolari e di fulmini su scala planetaria, riempiva lo schermo principale della plancia di comando mentre la voce pacata del capitano dava il via alle operazioni: - Iniziate la sequenza di sganciamento delle boe. Al mio segnale... ora!
Le consolle tracciavano il posizionamento della serie di satelliti mano a mano che questi si dispiegavano in orbita alta attivando i loro transponder.
Dalla stiva, il posto eletto a sala operativa dall'equipe scientifica, giungevano puntuali le conferme che permettevano all'ufficiale addetto alle operazioni di effettuare il teletrasporto della boa successiva.
- Capitano... - un giovane guardiamarina interruppe il silenzio che regnava in plancia - ... perche' cosi' tante piattaforme orbitali? Dico, se si trattasse di una semplice copertura della superficie planetaria ne basterebbero di meno... -
Alcune teste annuirono come per confermare un'opinione comune.
L'ufficiale in comando giro' lentamente lo sguardo, come per esaminare che nessun'altro potesse ascoltare la sua risposta: - Infatti i loro sensori non sono puntati verso il pianeta... ma adesso basta con le speculazioni: abbiamo un lavoro da fare e prima lo eseguiamo e prima ce ne andremo da questo sistema! - aggiunse poi a bassa voce - Non so voi, ma tutta questa faccenda, questo posto mi sta trasmettendo i brividi...
In orbita attorno al pianeta
Il modulo orbitale di controllo era costituito da una serie di cilindri pressurizzati e dotati di boccaporti d'aggancio.
In pratica si trattava di una struttura complessa (laboratorio, centro comando, nucleo del reattore a fusione, componenti abitative e centro servizi) che andava posizionata e assemblata direttamente alla quota prestabilita.
La parte difficile dell'operazione era proprio questa: rimorchiare uno ad uno i cilindri fuori dall'hangar di bordo, tramite il raggio traente di una navetta e quindi, una volta raggiunta l'orbita polare, montare la struttura completa.
Quest'ultima fase dell'operazione veniva eseguita direttamente dai membri del team della dottoressa Norton che utilizzavano per questo alcuni esoscheletri dotati di piccoli razzi direzionali e di braccia servomeccaniche.
L'efficenza dei "supposti" scienziati aveva ben presto stupito l'equipaggio della Fortuna: in meno di sette ore la struttura primaria era stata connessa ed attivata.
Senza indugi i membri del team iniziarono quindi ad attivare i sistemi di bordo e a trasferire materiale tecnicno ed effetti personali: in meno di un'ora le luci del modulo orbitale indicavano la sua piena operativita'...
Uss Fortuna, dalla finestra panoramica dell'alloggio del capitano
- Capitano, vorrei ringraziare lei ed il suo equipaggio per l'assistenza e l'ospitalita'.
La frase di rito, pronunciata in tono cosi' formale da sembrare ironico, infastidi' l'anziano ufficiale: aveva invitato a colazione la dottoressa Norton per poterla congedare in maniera consona alle tradizioni antiche della marineria terrestre che ancora ispiravano la Flotta Stellare.
Cortesia, ma anche la presunzione di poter aprire un benche' minimo spiraglio nella riservatezza della donna.
Sta di fatto che ne la tavola imbandita con cura, ne il pasto cucinato appositamente, ne il vino della riserva del capitano, avevano aperto una breccia nella dura corazza della donna.
- Dottoressa, non mi resta che augurarle...
Il suono dell'interfono impedi' a Kalt Winter di concludere la frase: - Capitano, abbiamo un problema: dovrebbe venire in plancia, possibilmente con la sua "ospite".
Istintivamente l'ufficiale e la dottoressa volsero lo sguardo alla finestra panoramica dell'alloggio e cio' che videro giustificava pienamente l'interruzione del loro pranzo.
Pochi passi li separavano in realta' dal ponte di comando della nave: nel breve tempo in cui i due raggiunsero la plancia, sullo schermo principale veniva gia' proiettato un diagramma tattico del sistema: le tre stelle (una gigante bruna e due piccole stelle nane rosse - era un sistema "antico"), il pianeta gassoso e una vasta zona colorata in blu, un grande campo d'asteroidi.
Ed era proprio quest'ultimo che, spazzato via da una improvvisa marea gravitazionale, stava per abbattersi sull'orbita del pianeta come uno tsunami di polvere stellare, detriti ghiacciati e gigantesche rocce...
Uss Fortuna, plancia
- Quanto tempo abbiamo?
- Minuti! - rispose l'ufficiale di guardia impostando freneticamente le istruzioni di calcolo alla consolle - sette, anzi sei minuti all'impatto!
- Ma cosa... com'e' possibile non prevedere un fenomeno di questa portata?
La domanda del capitano esprimeva perplessita' e non sfiducia nell'operato dei suoi uomini.
- Signore, dall'analisi dei dati a nostra disposizione sembrerebbe che una sequenza di minuscoli buchi neri sia comparsa nel sistema. - continuo' il giovane tenente cercando di scusarsi - era impossibile anche solo immaginare un fenomeno del genere e una pioggia meteorica di questa portata...
Intervenne la dottoressa: - Notizie del mio team?
- Per il momento sono sul modulo orbitale, ma abbiamo il tempo di teletrasportarli a bordo della Fortuna e posizionarci sul lato opposto del pianeta: con la sua massa dovrebbe fornirci una schermatura sufficiente.
- Cosi' perderemo tutta la nostra attrezzatura! Dobbiamo restare per proteggere gli strumenti!
- Mettendo pero' a rischio la nave e tutto il suo equipaggio? Dottoressa, francamente non mi sembra una opzione praticabile... - il capitano Winter si volto' per ordinare l'evacuazione della piccola stazione di controllo orbitale; un ordine che non riusci' mai a dare...
Il colpo di mano
- In virtu' dell'ottava direttiva generale della Flotta Stellare, alle ore 14.00 della data odierna, io ammiraglio Paula Norton, assumo il comando della Uss Fortuna. Timoniere, diriga la nave verso il modulo orbitale e lo affianchi il piu' vicino possibile. Ufficiale alle operazioni, inizi un riposizionamento d'emergenza delle boe gia' sganciate! Attiveremo gli scudi della nave alla massima estensione e all'ultimo minuto possibile.
Lo stupore percorse la plancia, gli occhi di tutti passarono dalla dottoressa Norton al capitano Winter e di nuovo alla dottoressa e al tesserino militare che stava mostrando.
- L'ottava...?
Fu un giovane cadetto vulcaniano a rompere l'impasse della situazione: - Ottava direttiva generale: il personale della Flotta Stellare e' obbligato a investigare ogni caso di sospetto spionaggio, sabotaggio e atto terroristico contro la Federazione ed i suoi alleati ...
-... in pratica - lo interruppe infastidito il capitano - gli ufficiali del controspionaggio hanno l'autorita' di cancellare una missione di routine ed assumerne il comando. -. Urgeva una decisione, Kalt lo sapeva e non indugio' oltre: - Signori, avete sentito l'ammiraglio: abbiamo un lavoro da fare. - e poi rivolgendosi direttamente al superiore - Signora, annotero' le mie obiezioni ai suoi ordini nel diario di bordo.
- Faccia come crede capitano, l'unica cosa che importa e' che da adesso in poi il suo equipaggio mi ubbidisca...
Un vascello occultato
I propulsori direzionali della Uss Fortuna stavano iniziando a dare segni di surriscaldamento.
Da ore infatti mantenevano la nave ed il modulo orbitale a rimorchio, in orbita attorno al pianeta.
Navigare in mezzo ad una tempesta meteorica era infatti fuori discussione se si voleva salvare il laboratorio e allora solo l'efficienza degli scudi si frapponeva tra la mortale "sassaiola" e la vita degli equipaggi.
Il team della dottoressa, anzi, dell'ammiraglio Norton aveva continuato ad eseguire scansioni del sistema per ricercare le cause del fenomeno: - Sospettiamo che una forza ostile stia sperimentando un nuovo tipo di arma di distruzione planetaria; in teoria l'attivazione controllata di un certo numero di minuscole singolarita' e' in grado di deformare il tessuto spazio-temporale e di generare una tempesta di immani proporzioni. Guardate l'atmosfera del pianeta sottostante come sia sconvolta dagli impatti meteorici ed immaginate al suo posto la Terra, o Bajor...
- Signora, una comunicazione dal laboratorio orbitale.
- Ammiraglio, ci siamo! L'ultima boa ancora attiva ha appena rivelato un vascello in occultamento nel sistema.
- Rilevare un vascello in quella situazione? Nessun sistema di difesa sarebbe in grado di individuare una nave tra tutti quei detriti, figuriamoci se occultata!
- Mi dispiace capitano, ma l'argomento e' top secret: dimenticate quello che avete sentito. - e poi rivolgendosi al personale del laboratorio - Preparatevi ad abbandonare la vostra postazione. Adesso, capitano Winter, dovremo lanciare l'ultima sonda che e' rimasta nella stiva di carico.
- Ho il sospetto che non sia un pacifico strumento di rilevazione... non dica nulla, ammiraglio, anche questo e' top secret...
L'onda di ritorno
- "Sonda" partita ed in rotta!
- Non ci resta che aspettare...
- Si, ma cosa?
- Si tratta di annullare la pulsazione in sequenza delle singolarita', di fermare il motore della macchina generatrice di tempeste stellari.
- Comportera' un rischio per noi? Le ricordo che siamo in una situazione piuttosto scomoda.
La donna si strinse nelle spalle senza rispondere.
- Cinque secondi all'attivazione, quattro, tre, due....
- Non ho ritorno dalla boa di rilevazione! No, ecco... le singolarita' sono state annichilite. Ammiraglio, ce l'abbiamo fatta! - l'equipaggio della Fortuna e il team dell'ammiraglio esultarono all'unisono e la voce dell'operatore venne coperta per qualche secondo - ...vo fronte isolitico in arrivo e una possibile lacerazione del tessuto spazio temporale...
L'unica decisione possibile
La battaglia nel settore "dei Rovi" tra l'Enterprise del comandante Riker e le navi dei Son'a era ormai materia d'insegnamento fin dal primo anno dell'Accademia: uno dei punti salienti era dato dal fatto che una lacerazione del tessuto subspaziale causata da armi isolitiche poteva venire richiusa con la deflagrazione del nucleo di curvatura di una nave stellare.
- Ma, tra la teoria e la pratica... - penso' il capitano Winter - ...c'e' una grande distanza. Tenente, inizi il teletrasporto del team dal laboratorio orbitale. Sala macchine, qui il capitano: preparatevi all'espulsione del nucleo di curvatura. Timoniere, imposti una rotta suborbitale: metteremo il pianeta tra noi e l'esplosione.
Tutti sapevano cosa significava quell'ordine: anche ammesso che la lacerazione si fosse sigillata e che la nave fosse sopravvissuta all'esplosione, si sarebbero trovati improvvisamente isolati nel sistema, a decine d'anni luce da qualsiasi soccorso.
- Capitano, verrano a certamente a salvarci, non e' vero? - la voce del cadetto tradiva la speranza che era di tutti.
- Temo di no. Questa volta dovremo cavarcela da soli: dubito che la Flotta Stellare sappia la nostra esatta locazione in questo momento: procedura standard. Dico bene ammiraglio?
- Capitano, la prego di portare a termine quello che va fatto e di dare disposizione per sganciare le boe con le registrazioni degli ultimi avvenimenti. A questo punto la cosa importante e' di far avere ai "Servizi" l'esito delle nostre "ricerche". Per quel che vale le rilascio il comando della nave.
- Grazie ammiraglio. Sala macchine, sganciare il nucleo di curvatura, ora! Timoniere, massima velocita' d'impulso...
Una nave alla deriva
La Fortuna era sopravvissuta.
A dispetto delle poche possibilita' di uscirne, l'antiquata astronave non era stata disintegrata dall'immensa esplosione quando la materia e l'antimateria del nucleo erano venute a contatto.
Ora galleggiava nello spazio, le luci di navigazione spente, senza energia, propulsione, supporto vitale...
- Capitano, questa volta e' brutta.
La voce del primo ufficiale arrivava negli auricolari del casco lievemente distorta, con i toni piu' acuti del solito.
- Speranza di riattivare almento le comunicazioni interne?
- Nossignore, possiamo solo creare "ponti radio" con le trasmittenti dei nostri caschi.
Un suono cupo rimbombo' in plancia.
- E questo cos'...
- Direi che abbiamo urtato contro un detrito.
Muovendosi a fatica Kalt Winter raggiunse uno degli oblo' e si afferro' al bordo per osservare l'esterno: vide cosi' l'origine del rumore.
- Che mi venga un... E' il relitto del laboratorio.
- Il raggio traente ha funzionato fino all'ultimo e ce la siamo trascinata dietro come un cagnolino con il guinzaglio... non sembra in ottime condizioni, pero'.
- Mai dire: quando ci sono i "Servizi" di mezzo, le sorprese non mancano.
- Gia', immagino... guardi capitano - disse l'ufficiale che aveva raggiunto l'oblo' d'osservazione - quelli non sono pannelli solari? Alcune celle sono fuse, ma quelle sul lato di dritta sembrano integre.
- Comandante, trovi un paio di volontari: credo che sia il momento di una piccola escursione extraveicolare...E, ammiraglio, la pregherei di comunicare ufficialmente ai suoi uomini che l'emergenza e' finita e che riprendo il comando della mia nave. Da questo momento in poi dovremo dimostrare spirito di sacrificio, adattabilita' e altruismo. Uniti sopravviveremo!
Spazio, ultima frontiera...
Il radiofaro d'emergenza della Uss Fortuna venne captato da un mercantile tellarite sei mesi dopo: grande fu lo stupore del suo capitano e dell'equipaggio intero quando arrivarono a distanza sufficiente per vedere con i sensori ottici una vecchia astronave della Federazione che arrancava ad un decimo di velocita' d'impulso nel bel mezzo del nulla interstellare.
Lo scafo ammaccato e abbrustolito, alcune piastre mancanti, segni visibili di riparazioni temporanee e certo non "standard" per i criteri della Flotta Stellre.
- Buongiorno, qui e' la Uss Fortuna, felici di vedervi.
- Ehm Fortuna, qui il cargo "Last Chance": avete bisogno d'assistenza?
- Ve ne saremmo grati: la radio subspaziale e' fuori uso, siamo a corto d'acqua ed i replicatori alimentari funzionano al minimo. Detto tra noi qualcuno dell'equipaggio arriverebbe a vendere la madre per una doccia, un panino con la mortadella ed un caffe' bollente.
- Ricevuto Fortuna, stiamo contattando la Flotta Stellare per farvi inviare una nave soccorso. Nel frattempo preparatevi a ricevere un container di razioni alimentari e qualche extra, con gli omaggi del capitano.
- Grazie "Last Chance", un giro di birra romulana pagata per quando ci rincontreremo in tempi migliori...
- Per il nostro diario di bordo, potete dirci cosa e' successo?
- Oh! - rispose il capitano Winter strizzando l'occhio ad uno stizzito ammiraglio dei servizi segreti, sorpreso nell'atto di sorbire le ultime gocce di the alle erbe boliano - Un piccolo contrattempo che ha animato una crociera di routine. E che abbiamo risolto con un tiro di dadi fortunato in una situazione non molto favorevole.
... questi sono i viaggi dell'astronave Fortuna...
lunedì 1 giugno 2009
sabato 23 maggio 2009
Nuova iniziativa narrativa su WebTrek Italia e TuttiScrittori
Approfitto di questa nuova iniziativa (che, vedrete, ha molto a che fare con Star Trek) che stiamo promuovendo su WebTrek Italia oltre che sul sito della comunita di TuttiScrittori (http://www.tuttiscrittori.it), per inviare un saluto all'equipaggio della Uss Princess.
Fatevi sentire ogni tanto!
Kalt
Fatevi sentire ogni tanto!
Kalt
martedì 24 marzo 2009
Buon compleanno
Ciao a tutti, questo non è un brano, è solo perché icq mi ha ricordato una cosa: il giorno 26 marzo è il compleanno del nostro Mirko, e siccome so già che probabilmente domani e dopodomani non riuscirò a collegarmi, faccio già gli auguri al nostro buon dottore.
Un bacio grande Mirko, cento di questi giorni e, se possibile, anche di più.
Un bacio grande Mirko, cento di questi giorni e, se possibile, anche di più.
domenica 25 gennaio 2009
Gioco narrativo su WebTrek Italia e TuttiScrittori
Vi segnalo un'iniziativa, credo divertente, organizzata da WebTrek Italia (che immagino conosciate benissimo) e TuttiScrittori, un sito dedicato alla narrativa.
La sfida e' raccontare un “pianeta invisibile” (ispirandosi al bellissimo libro di Italo Calvino "Le citta' invisibili") in meno di 300 parole.
I migliori racconti che perverranno sul blog di TuttiScrittori verranno successivamente pubblicati in uno speciale Atlante dei Pianeti Invisibili.
Insomma, si tratta di "un’esplorazione attraverso la galassia della fantasia, percorrendo nebulose metaforiche e sistemi remoti nello spazio e nel tempo."
Affascinante, direbbe piu' di un nostro amico :-)
Fatevi sotto!
Kalt
La sfida e' raccontare un “pianeta invisibile” (ispirandosi al bellissimo libro di Italo Calvino "Le citta' invisibili") in meno di 300 parole.
I migliori racconti che perverranno sul blog di TuttiScrittori verranno successivamente pubblicati in uno speciale Atlante dei Pianeti Invisibili.
Insomma, si tratta di "un’esplorazione attraverso la galassia della fantasia, percorrendo nebulose metaforiche e sistemi remoti nello spazio e nel tempo."
Affascinante, direbbe piu' di un nostro amico :-)
Fatevi sotto!
Kalt
giovedì 25 dicembre 2008
venerdì 20 giugno 2008
Countdown
La mattina era giunta, erano tutti pronti per la messa in scena."3..2...1... si comincia!"
Maeve, che indossava un costume bianco con qualche disegno geometrico azzurro che spiccava sulla sua pelle ambrata, accompagnato da una gonnellina che riprendeva la fantasia, guardò tutti i presenti, erano perfetti!
"Kalt quanto manca?"
"Una decina di minuti signora!"
"Bene" osservando poi Hunt che sembrava divertirsi per la scena che sarebbe accaduta di lì a poco "Ryo pronto?"
"Sono nato pronto!" sfoggiando uno dei suoi migliori sorrisi, appoggiò la mano sul fianco destro "il ricco commerciante in vacanza con questa camicia di lino bianco aperta e questi pantaloncini, beh se non ci cascano siamo nei guai! Anche se le attenzioni saranno tutte su di te!" squadrandola.
"Ma va al diavolo!"
"Ma dai che ti divertirai!" bofonchiò il medico.
"Clio è ora."
"Ma..."
"Mi ricordo tutte le tue raccomandazioni, ti farò tornare il prima possibile."
"Signora, cinque minuti, fra un minuto potranno vederci"
"Tutti ai propri posti!"
Pk si disattivò consegnando i due orecchini a Maeve che li indossò rapida, quindi lei ed Hunt corsero sul ponte scoperto. Quel sole riscaldava la pelle, e il profumo di mare ricordò per qualche secondo alla donna San Francisco. Il dottore si era disteso su una sorta di sdraio e la bajorumana gli si era seduta in braccio.
*30 secondi* ripeteva mentalmente *29...28..." mentre aggiravano l'isola. *12...11...10* sfiorando le labbra di Ryo *3...2...1*. Le mani di lui agivano senza alcun problema sulla schiena di lei muovendosi bramose. Di certo dovevano apparire come due turisti con altro da fare. Già il dottore era un ottimo attore, o forse no? Magari non stava recitando, sembrava così rilassato! Due minuti esatti erano passati, dalla villa dovevano averli visti di certo, ed ecco spuntare il tenente Winter urlando che qualcosa non andava, perfetto, tutto procedeva per il meglio, ora mancava solo più...
Sentì la mano di Ryo sfiorarle una coscia, in altro luogo e momento ne sarebbe stata lieta, ma stavano lavorando ora! La nave andò ad arenarsi esattamente dove programmato, Maeve si alzò di scatto borbottando in direzione di Kalt cose poco carine, il tenente Hunt fece lo stesso, mentre il boliano cercava di sparire con la promessa di riparare tutto.
Un gruppo di persone, soldati al primo sguardo, scesero dalla villa andando a raggiungerli.
"Qualche problema?"
"Deve essersi rotto qualcosa" rispose la donna con voce ingenua. Le guardie la squadrarono. Ryo tornò sulla balaustra.
"Ne avremo per circa tre ore, scusateci!"
"Ma io non resisto tre ore qui al caldo e non ho intenzione di andare là sotto con quell'omino blu!"
"Non cominciare... ora se queste brave persone ci accompagnano vorremo scusarci personalmente per l'incidente con i vostri signori!"
Quello che pareva il capitano delle guardie li squadrò "Non può entrare con la sua concubina!"
Maeve l'avrebbe preso a cazzotti se non fosse stato grosso due volte lei e se non avesse fatto saltare la copertura.
"Ehm no, no. Avete capito male, siamo in viaggio di nozze, avrete di certo sentito parlare di Robert Castell! Si è parlato del nostro matrimonio in tutto il quadrante dati gli invitati. E lei è la figlia dell'ambasciatore Dreamyne, Sibyl!"
Il gruppetto sembrava pendere dalle labbra del dottore "Oh ci scusi, prego seguiteci!" rispose l'altro aiutandoli a scendere dal catamarano. Il brusio di voci contribuiva alla scena, sembrava che tutti ora volessero ingraziarseli e che tutti li conoscessero.
Qualche minuto dopo all'interno della villa, nello "loro" stanze.
"Anche i padroni ci hanno creduto, certo offrirci questa stanza per rinfrescarci e riposarci è stato di ottimo gusto!"
"Ma smettila Ryo!"
"Robert!"
"Smettila Robert!" ripetè sarcastica mentre si toglieva gli orecchini "Canta!"
Il dottore la guardò sorpreso poi cominciò ad intonare un motivetto. Maeve attivò gli orecchini e Pk apparve subito. "Bentornata Clio e scusa per il ritardo!"
giovedì 22 maggio 2008
Convalescenza difficile
Serel sedeva in silenzio nel parco del grande ospedale federale.
Aveva cercato una panchina appartata, il più lontana possibile dalla confusione di pazienti e visitatori che affollavano il giardino della struttura a quell'ora. Lontana dal rumore. Da quello vero, ma, soprattutto, da quello dentro la sua testa.
Non sapeva cosa le stesse accadendo. I medici l'avevano dichiarata completamente rimessa dal violento trauma cranico riportato sulla Princess, e l'avrebbero dimessa di lì a poche ore. Ma qualcosa era diverso.
Non ricordava quasi nulla dell'incidente. C'era stata una discussione violenta con il comandante Guerrero, questo lo rammentava. Il tenente le aveva impedito di scendere su Rare Rainbow con l'away team, poichè Serel non era in perfette condizioni fisiche. Quanto si era infuriata! Poi c'era stato l'attacco, e i ricordi si facevano confusi: la corsa lungo i corridoi della nave, l'urto violento, lo schianto, poi il buio. Il buio e gli incubi.
Quando si era risvegliata, in una stanza dell'ospedale federale, qualcuno le aveva detto che parte di una paratia si era spezzata, colpendola in piena fronte, e che lei era stata in coma per diverse settimane, dopo. Giorni e settimane in cui tante cose erano cambiate: il tenente Guerrero ormai non c'era più, la Princess aveva sfiorato per l'ennesima volta la catastrofe, e gli altri membri dell'equipaggio si erano trovati ad affrontare prove durissime nel frattempo. Mentre lei...
Cosa era successo durante quel coma nella sua testa? Qualcosa era cambiato, Serel lo sapeva. Da quando si era risvegliata, le era diventato quasi impossibile controllare il suo potere di percepire le emozioni altrui: esse la colpivano in modo imprevisto, quando meno se l'aspettava, a volte così tante insieme da provocarle malessere. Per questo se ne stava così appartata e sfuggiva gli altri pazienti: il dolore e la paura erano le sensazioni più diffuse, in quel luogo. Ed erano così forti da provocarle come uno scroscio di cascata nel cervello, quasi insopportabile.
Serel si guardò le mani, contratte dalla tensione, sforzandosi di distenderle. Qualcosa di simile le era già accaduta, tanti anni prima. Un periodo che non avrebbe mai dimenticato, quando la lettura involontaria delle emozioni altrui, la recettività alle sensazioni che era incapace di controllare, l'aveva quasi annientata. Non voleva che succedesse di nuovo. Non doveva succedere!
Alzò gli occhi a guardare un gruppo di persone in lontananza. Le apparivano come tante macchie colorate. O meglio, come bolle. Ognuno avvolto in un proprio guscio variegato.
Ecco, quella era una completa novità. Le succedeva da vari giorni, ormai. Mancava soltanto che ora si mettesse a vedere anche le auree...
In realtà non aveva idea se si trattasse davvero di ciò che la gente identificava come auree, o se quei contorni colorati fossero soltanto delle visioni sinestetiche delle emozioni che animavano le persone, a lei percebili come tutto il resto. Comunque, il fatto era che ai suoi strani sintomi si era aggiunto anche quello. Serel sperava soltanto che fossero tutti delle conseguenze temporanee dell'incidente, e che sarebbero scomparsi col procedere della convalescenza. Si sforzava di non dar loro peso, ma in realtà ne era molto preoccupata, e ancora non aveva voluto parlarne allo psicologo dell'ospedale.
In quel momento vide una persona venire verso di lei lungo uno dei sentieri ghiaiati del parco. Era una donna; nonostante gli abiti casual, aveva un portamento quasi marziale. L' "aura" che la circondava era di un color grigio acciaio, venato di uno sgradevole rosso metallico. Si fermò davanti a Serel sfoderando un sorriso eccessivamente allegro e, prima di una qualsiasi reazione da parte dell'ufficiale scientifico, si sedette accanto a lei sulla panchina, afferrandole una mano e rivolgendole un saluto affettuoso. Poi, davanti all'espressione trasecolata di Serel, si affrettò ad abbassare la voce e a sussurrare, seria:
- Regga il gioco. Ho detto di essere una sua cara amica!
Contemporaneamente aprì il palmo e mostrò a Serel un distintivo, che subito riscomparve in una tasca nascosta dei suoi abiti. Il tenente Nyala trasalì.
- Stia tranquilla, l'area è stata controllata, qui nessuno può vederci o sentirci. Anche l'impianto di sorveglianza non ci sta inquadrando - continuò la donna.
- I servizi segreti? - mormorò Serel, ancora più stupita, decidendosi infine a parlare - Che sta succedendo?
- La vedo in forma, tenente Nyala - proseguì l'altra, ignorando la domanda - I medici hanno confermato che sta bene, e che può tornare in servizio anche subito.
Serel rimase in silenzio, preferendo non contraddirla. Si limitò a fissarla in modo eloquente. L'altra distolse lo sguardo:
- Ci farebbe comodo che lei si riunisse ai suoi colleghi quanto prima. Il personale della Princess si occuperà di una faccenda... delicata, diciamo... per il governo federale, e la sua collaborazione sarebbe oltremodo preziosa - le sue parole erano cortesi, ma il tono con cui le pronunciava imperioso.
- Credevo che l'equipaggio della Princess fosse in licenza su Galan II e la nave ancora nei cantieri, in riparazione... - obiettò Serel, perplessa.
- Caso vuole che proprio Galan II sia il fulcro della missione affidata ai suoi colleghi - sogghignò la donna - Non è curiosa di saperne di più?
In breve mise Serel al corrente della situazione e di ciò che le veniva richiesto. Alla fine del racconto tacque, aspettandosi una qualsiasi reazione da parte della sua interlocutrice, ma l'ufficiale scientifico rimase in silenzio, assorta.
- So che lei ha un'ampia preparazione nelle lingue non-terrestri, - riprese allora, un po' innervosita - e che ha già avuto contatti positivi con rappresentanti di questa specie. I nostri referenti hanno accettato di averla come mediatrice. Sarebbe davvero... sgradevole se lei rifiutasse di aiutare la Federazione a risolvere questo piccolo problema... - di nuovo, le sue parole sembravano gentili, ma esprimevano un'esplicito ordine. Serel sospirò.
- Non mi lasciate molta scelta, vero? - sussurrò in tono tagliente, fissando l'agente dei servizi segreti con uno sguardo carico di disapprovazione. Odiava venire forzata a fare qualcosa!
- D'accordo - proseguì - Mi dica quando devo raggiungere il resto dell'equipaggio.
L'altra donna sorrise, soddisfatta, ma senza alcuna cordialità:
- Mi ha fraintesa: non dovrà unirsi subito ai suoi colleghi. Saranno loro a raggiungerla. Lei dovrà entrare immediatamente in contatto con l'ambasciatore °°° e stabilirsi al loro quartier generale. Lei sarà la nostra testa di ponte, diciamo...
Aveva cercato una panchina appartata, il più lontana possibile dalla confusione di pazienti e visitatori che affollavano il giardino della struttura a quell'ora. Lontana dal rumore. Da quello vero, ma, soprattutto, da quello dentro la sua testa.
Non sapeva cosa le stesse accadendo. I medici l'avevano dichiarata completamente rimessa dal violento trauma cranico riportato sulla Princess, e l'avrebbero dimessa di lì a poche ore. Ma qualcosa era diverso.
Non ricordava quasi nulla dell'incidente. C'era stata una discussione violenta con il comandante Guerrero, questo lo rammentava. Il tenente le aveva impedito di scendere su Rare Rainbow con l'away team, poichè Serel non era in perfette condizioni fisiche. Quanto si era infuriata! Poi c'era stato l'attacco, e i ricordi si facevano confusi: la corsa lungo i corridoi della nave, l'urto violento, lo schianto, poi il buio. Il buio e gli incubi.
Quando si era risvegliata, in una stanza dell'ospedale federale, qualcuno le aveva detto che parte di una paratia si era spezzata, colpendola in piena fronte, e che lei era stata in coma per diverse settimane, dopo. Giorni e settimane in cui tante cose erano cambiate: il tenente Guerrero ormai non c'era più, la Princess aveva sfiorato per l'ennesima volta la catastrofe, e gli altri membri dell'equipaggio si erano trovati ad affrontare prove durissime nel frattempo. Mentre lei...
Cosa era successo durante quel coma nella sua testa? Qualcosa era cambiato, Serel lo sapeva. Da quando si era risvegliata, le era diventato quasi impossibile controllare il suo potere di percepire le emozioni altrui: esse la colpivano in modo imprevisto, quando meno se l'aspettava, a volte così tante insieme da provocarle malessere. Per questo se ne stava così appartata e sfuggiva gli altri pazienti: il dolore e la paura erano le sensazioni più diffuse, in quel luogo. Ed erano così forti da provocarle come uno scroscio di cascata nel cervello, quasi insopportabile.
Serel si guardò le mani, contratte dalla tensione, sforzandosi di distenderle. Qualcosa di simile le era già accaduta, tanti anni prima. Un periodo che non avrebbe mai dimenticato, quando la lettura involontaria delle emozioni altrui, la recettività alle sensazioni che era incapace di controllare, l'aveva quasi annientata. Non voleva che succedesse di nuovo. Non doveva succedere!
Alzò gli occhi a guardare un gruppo di persone in lontananza. Le apparivano come tante macchie colorate. O meglio, come bolle. Ognuno avvolto in un proprio guscio variegato.
Ecco, quella era una completa novità. Le succedeva da vari giorni, ormai. Mancava soltanto che ora si mettesse a vedere anche le auree...
In realtà non aveva idea se si trattasse davvero di ciò che la gente identificava come auree, o se quei contorni colorati fossero soltanto delle visioni sinestetiche delle emozioni che animavano le persone, a lei percebili come tutto il resto. Comunque, il fatto era che ai suoi strani sintomi si era aggiunto anche quello. Serel sperava soltanto che fossero tutti delle conseguenze temporanee dell'incidente, e che sarebbero scomparsi col procedere della convalescenza. Si sforzava di non dar loro peso, ma in realtà ne era molto preoccupata, e ancora non aveva voluto parlarne allo psicologo dell'ospedale.
In quel momento vide una persona venire verso di lei lungo uno dei sentieri ghiaiati del parco. Era una donna; nonostante gli abiti casual, aveva un portamento quasi marziale. L' "aura" che la circondava era di un color grigio acciaio, venato di uno sgradevole rosso metallico. Si fermò davanti a Serel sfoderando un sorriso eccessivamente allegro e, prima di una qualsiasi reazione da parte dell'ufficiale scientifico, si sedette accanto a lei sulla panchina, afferrandole una mano e rivolgendole un saluto affettuoso. Poi, davanti all'espressione trasecolata di Serel, si affrettò ad abbassare la voce e a sussurrare, seria:
- Regga il gioco. Ho detto di essere una sua cara amica!
Contemporaneamente aprì il palmo e mostrò a Serel un distintivo, che subito riscomparve in una tasca nascosta dei suoi abiti. Il tenente Nyala trasalì.
- Stia tranquilla, l'area è stata controllata, qui nessuno può vederci o sentirci. Anche l'impianto di sorveglianza non ci sta inquadrando - continuò la donna.
- I servizi segreti? - mormorò Serel, ancora più stupita, decidendosi infine a parlare - Che sta succedendo?
- La vedo in forma, tenente Nyala - proseguì l'altra, ignorando la domanda - I medici hanno confermato che sta bene, e che può tornare in servizio anche subito.
Serel rimase in silenzio, preferendo non contraddirla. Si limitò a fissarla in modo eloquente. L'altra distolse lo sguardo:
- Ci farebbe comodo che lei si riunisse ai suoi colleghi quanto prima. Il personale della Princess si occuperà di una faccenda... delicata, diciamo... per il governo federale, e la sua collaborazione sarebbe oltremodo preziosa - le sue parole erano cortesi, ma il tono con cui le pronunciava imperioso.
- Credevo che l'equipaggio della Princess fosse in licenza su Galan II e la nave ancora nei cantieri, in riparazione... - obiettò Serel, perplessa.
- Caso vuole che proprio Galan II sia il fulcro della missione affidata ai suoi colleghi - sogghignò la donna - Non è curiosa di saperne di più?
In breve mise Serel al corrente della situazione e di ciò che le veniva richiesto. Alla fine del racconto tacque, aspettandosi una qualsiasi reazione da parte della sua interlocutrice, ma l'ufficiale scientifico rimase in silenzio, assorta.
- So che lei ha un'ampia preparazione nelle lingue non-terrestri, - riprese allora, un po' innervosita - e che ha già avuto contatti positivi con rappresentanti di questa specie. I nostri referenti hanno accettato di averla come mediatrice. Sarebbe davvero... sgradevole se lei rifiutasse di aiutare la Federazione a risolvere questo piccolo problema... - di nuovo, le sue parole sembravano gentili, ma esprimevano un'esplicito ordine. Serel sospirò.
- Non mi lasciate molta scelta, vero? - sussurrò in tono tagliente, fissando l'agente dei servizi segreti con uno sguardo carico di disapprovazione. Odiava venire forzata a fare qualcosa!
- D'accordo - proseguì - Mi dica quando devo raggiungere il resto dell'equipaggio.
L'altra donna sorrise, soddisfatta, ma senza alcuna cordialità:
- Mi ha fraintesa: non dovrà unirsi subito ai suoi colleghi. Saranno loro a raggiungerla. Lei dovrà entrare immediatamente in contatto con l'ambasciatore °°° e stabilirsi al loro quartier generale. Lei sarà la nostra testa di ponte, diciamo...
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